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Home » Archive » Nepal » Intervista al Compagno Prachanda, segretario del Partito Comunista (Maoista) del Nepal
Intervista al Compagno Prachanda, segretario del Partito Comunista (Maoista) del Nepal Dal giornale del PCR USA "Revolutionary Worker" del 20 febbraio duemila. "Noi siamo pienamente coscienti che questa guerra che procede spezzando le catene di migliaia di anni di schiavitù e che vuole portare all’instaurazione di uno stato di Nuova Democrazia è una guerra che si ritrova a seguire un cammino arduo, pieno di curve e di tornanti, in una prospettiva di lunga durata. Ma solo questa guerra rappresenta la strada e il luminoso futuro della liberazione del popolo" Dal volantino distribuito il 13 febbraio 1996 dal PCN (Maoist) in tutto il Nepal in centinaia di migliaia di copie. Quattro anni fa, il 13 febbraio 1996, una nuova guerra popolare è iniziata nel Nepal sotto la direzione del Partito Comunista (Maoista) del Nepal. Nelle prime due settimane quasi 5000 azioni sono state condotte attraverso il paese, includendo tra esse gli assalti alle stazioni di polizia nei distretti rurali, la confisca delle terre dei proprietari fondiari, e l’eliminazione di tiranni feudali locali. Tutto cio’ ha rappresentato per il proletariato internazionale lo sviluppo di un’entusiasmante e significativa esperienza. Come in altri paesi del terzo mondo i rivoluzionari, per raggiungere la liberazione, devono confrontarsi anche nel Nepal con le "tre montagne". La loro meta è rappresentata dal rovesciamento del sistema sociale e statale del capitalismo burocratico -il quale è legato all’imperialismo ed è al suo servizio,- dal sradicamento del semi-feudalesimo e dalla fine della dipendenza dall’imperialismo. Per raggiungere tutto questo il PCN (Maoist) applica la strategia maoista della guerra popolare di lunga durata, inizia a stabilire delle basi liberate nelle campagne e procede accerchiando le città, verso la presa del potere su scala nazionale e l’instaurazione di una repubblica democratica come tappa per la costruzione di una società socialista. La lotta dei rivoluzionari nepalesi rappresentati dal PCN (Maoista) è parte della rivoluzione proletaria mondiale. Negli ultimi quattro anni il governo centrale del Nepal ha scatenato una feroce contro-rivoluzione lanciando varie campagne contro la guerra popolare che ha causato più di mille morti mentre un numero ancora maggiore di persone è stato arrestato, imprigionato e torturato. Nonostante tutto ciò la rivoluzione ha continuato ad avanzare e svilupparsi. La guerra popolare in Nepal è avanzata da prime forme caratterizzate dall’iniziativa dei gruppi di combattimento a forme più elevate contraddistinte dall’azione di scquadre e plotoni disciplinati ed addestrati. L’armata popolare ha stabilito zone di guerriglia ed ha stabilito radici profonde nel popolo. Le donne continuano a giocare un ruolo sempre più significativo anche come combattenti dell’armata popolare. E nelle aree in cui la guerra popolare è più forte -come nei distretti di Rolpa e Rukum nell’ovest- i reazionari locali scappano e la polizia ha paura di muoversi. Eletto nel maggio 1999, il governo di Krisma Prasad Bhattari si presenta instabile e pieno di contraddizioni interne rispetto al problema di come affrontare la rivoluzione. Nell’estate del 1999, Li Onesto giornalista del Revolutionary Worker
(RW) ha viaggiato attraverso il Nepal con l’armata popolare. Ha
conosciuto dirigenti del partito, combattenti e militanti nelle organizzazioni
di massa e nei villaggi. In quel periodo il PCN (Maoista) stava guidando
le masse popolari in linea con l’applicazione del quarto piano militare
indirizzato all’instaurazione di basi liberate e all’esercizio del nuovo
potere popolare. Le azioni militari della guerriglia incominciavano a diventare
più vaste e complesse. La seguente intervista al Compagno Prachanda,
segretario generale del PCN (Maoista), è stata rilasciata durante
il viaggio di Li Onesto.
INTERVISTA AL COMPAGNO PRACHANDA (traduzione non ufficiale) Li Onesto, Revolutionary Worker (RW): in tutto il mondo ci sono forze rivoluzionarie interessate a conoscere la guerra popolare in corso nel Nepal. In questo senso sarebbe importante se tu potessi dare un quadro della situazione relativa alle condizioni oggettive e alle basi materiali della guerra popolare. Come mai il partito comunista pensa che è possibile intraprendere una guerra popolare di lunga durata e organizzare le masse popolari attraverso la lotta amata? Perché, sulla base della situazione esistente in Nepal, questa è la strategia corretta? E perché il partito è convinto che con questa strategia la vittoria è possibile? Comrade Prachanda: prima di tutto voglio impostare la questione nei suoi fondamenti ideologici. Il Nepal è un paese semifeudale e semicoloniale e il Marxismo-Leninismo-Maoismo sostiene che nei paesi oppressi, semifeduali e simicoloniali, come il Nepal in generale prevale una situazione oggettivamente rivoluzionaria. Questa è la base ideologica da cui siamo partiti per studiare la situazione concreta, siamo partiti da questo perché la chiarezza ideologica è la questione principale. Attraverso la lotta di classe, il movimento e la lotta di massa, e principalmente attraverso la lotta ideologica interna al movimento comunista, siamo arrivati alla conclusione che prevalevano le condizioni per poter iniziare la guerra popolare. Possiamo constatare come il Nepal sia un paese di limitate dimensioni e come sia anche un paese povero. Più dell’85% della popolazione vive nelle aree rurali, e la popolazione è molto povera e oppressa. I rapporti feudali e le forme feudali di sfruttamento sono molto pesanti nelle aree rurali. Lo sviluppo industriale è molto limitato, e le industrie di base che esistono sono tutte nelle mani della borghesia compradora, legata principalmemte all’espansionismo della borghesia indiana. Quindi abbiamo nette differenziazioni di classe che si combinano con un lumgo periodo di lotta delle masse popolari per le riforme, l’indipendenza e i beni di prima necessità. Abbiamo avuto continuamente delle lotte di massa. Ma proprio per la mancanza della guida rivoluzionaria e a causa del revisionismo all’interno del movimento comunista la lotta delle masse vedava il prevalere di una direzione che diffondeva confusione, cosa che finiva per portare a compromessi con la classe dominante che si concretizzavano in concessioni per le forze revisioniste. Voglio anche ricordare che nel 1815 c’è stata una grande lotta contro l’India inglese. Il popolo nepalese combattè eroicamente contro l’India inglese, ma alla fine non riuscì a vincere e fù sconfitto. Questa fu una lotta armata, una guerra con l’India inglese a qui il popolo partecipò in differenti modi. Vennero condotti differenti tipi di guerra di guerriglia. In questa guerra la classe dominante inglese ha visto che il popolo nepalese ha combattuto eroicamente e coraggiosamente contro l’India britannica. Per più di un anno c’è stata la lotta e in più posti l’armata inglese è stata sconfitta. Centinaia e centinaia di uomini, incluse le donne e gli anziani, hanno combattuto in quella guerra, ma la classe dominante nepalese, principalmente la monarchia, capitolò nei confronti dell’India. Ci sono state delle trattative in Sugali e fecero un compromesso, la maggior parte del territorio nepale venne annesso all’India. Prima di questo il Nepal sotto il profilo geografico era più o meno tre volte più ampio. Tutta questa terra fu presa dall’India con il trattato di Sugali. A partire da quel momento il Nepal divenne una semicolonia, e quando gli inglesi lasciarono l?india, il Nepal divenne una semicolonia rispetto all'espansionismo indiano. Dopo il trattato di Sugali si instaurò il governo della cricca di Rana, e il grande Carlo Marx definì questo governo di Jang Bahadur Rana come marionetta e cane degli inglesi. Il popolo nepalese dovette subire diversi tipi di oppressione e sfruttamento e si trasformò in un paese semifeudale. Nel 1949 si costituì il partito comunista, questo fu un gande evento di vasta portata dal punto di vista storico. Il partito fu costituito quando la grande rivoluzione cinese aveva già vinto e il socialismo andava sviluppandosi nell’URSS. RW: la vittoria della rivoluzione cinese fu un fattore significativo per la costituzione in Nepal del partito comunista? Prachanda: si un fattore molto importante. C’era anche, in quel periodo, una importante lotta armata contadina in India. Così nel complesso intorno al Nepal esisteva una vasta situazione rivoluzionaria quando fu costituito il partito comunista. Il partito inizio a lavorare tra le masse contadine, e per tre o quattro anni ci fu un vasto movimento di massa che si sviluppava in modo rivoluzionario. Ma nello stesso periodo la direzione del partito è cambiata ed ha assunto una posizione revisionista. La direzione revisionista del movimento, in particolare in quel periodo il segretario generale, si appellò al re affermando "noi vogliamo fare il nostro lavoro in modo pacifico, quindi perfavore gartantisci questa possibilità per il nostro partito". La direzione del partito diventò completamente revisionista. E questo dopo che c’era stata una così grande lotta di massa, un cosi’ grande movimento. Ma in ogni periodo la cricca revisionista ha operato per confondere il popolo, per fare compromessi con la classe dominante, e cosi’ tradire le masse popolari. In tutte le fasi hanno tradito le masse. Ci fu anche lotta ideologica dentro il movimento. Quindi quando inizio in Cina la Grande Rivoluzione Culturale Proletaria sotto la direzione del compagno Mao Tse Tung tutto questo ebbe un diretto impatto sul movimento rivoluzionario in Nepal. Nel Nepal arrivava molto materiale della Rivoluzione Culturale. Questa rivoluzione influenzò principalmente i giovani comunisti e le masse popolari. Il quel periodo in Nepal molti giovani del movimento comunista era anche influenzati dal Movimento Naxalita indiano. Questo avvenne in modo partiicolare tra i giovani del distretto di jhapa e determinò una ribellione contro la direzione revisionista, ci fù un processo di ricostruzione del partito. In quel periodo si tenne il quarto congresso del partito e il problema della discussione della lotta armata venne messo all’ordine del giorno. Ma non era ancora stata definita chiaramente una linea politica generale rispetto a come riorganizzare un nuovo tipo di partito e spiegare alle masse la necessità della ribellione. Dopo la Rivoluzione Culturale si aprì una fase di grande fermento politico ed ideologico che durò per dieci anni, e tutto il nostro gruppo dirigente è un prodotto della lotta ideologica di quel periodo. Dentro il nostro partito ci fu una grande lotta tra due linee, questa lotta all’inizio si svolse contro la cricca di Lama che rappresentava una tendenza di destra, combattemmo vittoriosamente contro questa linea. Successivamente dovemmo combattere contro la linea di M.B. Singh, una linea eclettica e di destra portatrice di molta confusione. Abbiamo combattuto anche contro questa linea contro questa linea e nel corso di questa lotta abbiamo sviluppato quella linea corretta che adesso sta guidando il popolo e la guerra popolare. Noi abbiamo approfondito la nostra conoscenza e comprensione nel corso della lotta con Dumdum (M.B.Singh) e abbiamo definito la nostra ideologia come Marxismo-Leninismo-Maoismo. RW: in quale anno si verifica quello di cui mi stai parlando? Prachanda: era il 1986 quando definimmo il Marxismo-Leninismo-Maoismo come nostra ideologia. In quel periodo solo il Partito Comunista del Perù, già da quattro o cinque anni, aveva sostenuto questa formulazione, e noi avevamo alcuni documenti del PCP. Ma rispetto a questo già da quattro o cinque anni avevamo una discussione in corso. Perché "pensiero di Mao Tse Tung"? Perché nò "maoismo"? Questo tipo di discussione ha avuto luogo all’interno del nostro partito. Abbiamo discusso per un anno per cambiare questa formulazione e quindi il nostro intero partito ha assunto il Marxismo-Leninismo-Maoismo come propria ideologia Non è stato solo un cambiamento di termini, questo ha rappresentato e sintetizzato la nostra comprensione del contributo di Mao. Noi abbiamo quindi anche approfondito la definizione della questione della guerra popolare e la nostra linea militare e la nostra linea politica. Queste sono le nostre basi ideologiche e politiche, queste basi rappresentano le condizioni soggettive della rivoluzione. In quello stesso periodo andava sviluppandosi la lotta di classe e considerando la lotta di classe e la lotta tra le due linee potevamo vedere le condizioni oggettive e quelle soggettive per l’inizio della guerra popolare. Circa la questione della relazione tra le condizioni oggettive e quelle soggettive voglio sostenere che nei paesi oppressi, in accordo con il Marxismo-Leninismo-Maoismo, prevale generalmente una situazione oggettivamente rivoluzionaria in una o in un’altra parte del paese. Il processo di sviluppo di questi paesi è diseguale. Quindi in alcune parti c’è la possibilità di iniziare la lotta armata e di sostenerla e svilupparla. In generale si puo’ dire che prevalga una situazione oggettivamente rivoluzionaria. Nei paesi oppressi la questione principale e quella relativa alla preparazione delle condizioni soggettive della rivoluzione, il fattore principale è quello soggettivo. E condizioni soggettive significa il partito comunista, il partito comunista rivoluzionario, armato con l’ideologia del Marxismo-Leninismo-Maoismo. Possiamo anche dire in questo senso che la principale questione in questo tipo di paesi sia come combattere contro il revisionismo e costruire un nuovo tipo di partito armato con l’ideologia del Marxismo-Leninismo-maoismo. Questa è la questione principale in questi paesi. Nei paesi imperialisti la situazione non è la stessa. Nei paesi imperialisti la questione principale per l’affermazione della rivoluzione non è relativa al fattore soggettivo. Cio’ che decide principalmente la tattica e la linea è rappresentato dal fattore oggettivo. Obiettivamente i paesi imperialisti succhiano il sangue e opprimono e controllano i paesi oppressi. Quindi la questione per i rivoluzionari in questi paesi imperialisti è quella di smascherare continuamente l’intero sistema e costruire il partito, preparasi e tentare di trasformare le condizioni oggettive in una rivoluzione, quando si sviluppa una situazione oggettivamente rivoluzionaria a quel punto dare una grande spallata. Pensiamo che questo tipo di linea possa venire applicato in questi paesi. La strategia in paesi semicoloniali e semifeudali come il Nepal è differente, in questi paesi dall’80 all’85 % della popolazione vive nelle aree rurali, il processo di sviluppo è ineguale e l’estensione del proletariato industriale è molto limitata. C’è chi afferma che in questi paesi le condizioni oggettivamente rivoluzionarie non sono prevalenti. Nel Nepal i revisionisti sostengono sempre che non ci sono le condizioni oggettive, e dicono anche che non ci sono le condizioni soggettive per iniziare la lotta armata. Sempre sostengono questo, e noi combattiamo questa linea. La questione principale è quella della preparazione delle condizioni soggettive, sostenendo questo abbiamo potuto indibviduare le condizioni per l’inizio della guerra popolare. Nel periodo iniziale abbiamo tentato di considerare e sintetizzare l’intera storia del Nepal. Qual è il livello culturale standard? Il livello culturale delle masse? Quali sono le condizioni economiche? Quali sono le realazioni sociali? Quali sono le forze sociali? Quale analisi delle classi? Noi abbiamo fatto tutto questo prima della fase finale della preparazione della guerra popolare. Abbiamo individuato alcune specifiche caratteristiche del Nepal. Benchè sia un piccolo paese noi pensiamo che da un altro punto di vista non sia affatto un piccolo paese. Nel caso dell’India puo’ viaggiare raggiungendo qualsiasi parte in uno o due giorni. Ma nel Nepal tu puoi camminare su e giù per molti giorni. In questo senso le distanze nel Nepal sono maggiori che dal Nepal all’America. RW: si, ho potuto verificarlo direttamente. Prachanda: quindi benchè il Nepal sia un piccolo paese, le sue regioni muntuose rappresentano una condizione molto favorevole per la guerra di guerriglia, per la guerra popolare. Vediamo anche che proprio l’esistenza da più di 200 anni di un governo reazionario accentrato ha favorito la tendenza delle masse popolari alla diffusione della resistenza e della lotta nell’intero territorio nepalese. Il governo centrale esercita ovunque il suo controllo e la sua presenza militare a partire da Kathmandu. Così in un lungo processo le masse popolari del Nepal hanno sviluppato una situazione in cui c’è resistenza e lotta, lotta di classe, ovunque dall’est all’ovest, dal nord al sud. Così possiamo constatare che esiste una situazione in cui se noi lanciamo un programma di resistenza di massa in questo modo tutto il Nepal puo’ essere coinmvolto nel movimento. Constatiamo anche che siamo circondati dal territorio indiano si tre fianchi. All’est. Al sud e all’ovest c’è l’India. Sul fianco Nord c’è la Cina. Al Nord è molto difficile andare e venire, lì c’è la catena dell’Himalaya, ci sono alcuni posti dove la gente puo andare e venire dal Tibet, ma in generale non è facile come con l’India. Abbiamo anche analizzato questa situazione. Abbiamo anche trovato che il Nepal è d’altra parte un grande paese perché ci sono molte nazionalità. La popolaziona ammonta solo a 20 milini, ma ci sono, più o meno, dalle 20 alle 25 differenti nazionalità oppresse. Ci sono lingue e religioni diverse. Questa è anche una particolarità della situazione nepalese. Abbiamo studiato tutte queste questioni e abbiamo pensato rispetto al modo di affrontare la questione delle nazionalità. Fondamentalmente ci distinguiamo su questo da tutti i revisionisti e i partiti borghesi. Sosteniamo il diritto all’autodeterminazione per le nazionalità oppresse, e, per adesso, nella nostra concreta situazione, diciamo che l’autonomia deve essere il programma. Abbiamo esplicitato e spiegato questo nel nostro movimento come una specificità della situazione. Nella regione del Terai puoì constatare nuovamente come il Nepal sia "vasto" perché puoì vedere come nel sud, dall’est all’ovest, c’è una pianura, la pianura del Terai, che è più o meno a 300 metri sopra il livello del mare. E’ una pianura vasta, un’aria agricola ma con la presenza di grandi foreste. Nel Nepal c’è anche la regione montuosa, dove ci sono grandi montagne, questa è la regione dove hai viaggiato sino ad adesso, così la conosci abbastanza bene. La maggioranza della popolazione vive in questa regione. C’è anche la catena dell’Himalaya, dove fa molto freddo. Rispetto a tutto questo puoì vedere come il Nepal sia un paese vasto e non un piccolo paese. Abbiamo considerato e analizzato queste condizoni geografiche. Abbiamo ancche studiato la nostra situazione soggettiva. Noi siamo nella regione dell’Est, siamo nella Regione Centrale e intermedia, e siamo anche nella regione dell’Ovest. L’Ovest è storicamente, geograficamente e culturalmente, la base della rivoluzione. La situazione dove il popolo è più oppresso dalla classe dominante, e il governo di Kathmandu è molto distante. RW: quali sono le ragioni materiali di questa situazione più avanzata nell’Ovest? Si tratta del fattore rappresentato dalla questione delle nazionalità oppresse? Prachanda: si, e una delle cose che economicamente la classe dominante ha sempre trascurato è la questione dello sviluppo dell’Ovest. RW: perché? Prachanda: perché pensano che investire nell’ovest non puo’ portare a dei profitti. Questo è un fattore che possiamo considerare. L’altro è quello per cui ci sono molte nazionalità oppresse nell’Ovest e la classe dominante è egemonista, sciovinista, una casta sciovinista. Quindi trascurano e opprimono queste nazionalità. Un altro aspetto e quello rappresentato dal fatto che al tempo della formazione del Nepal, prima delò 1800, nell’ultima parte del secolo, questa parte del paese non fu interamente conquistata dal governo centrale. Ci fu un tipo di compromesso. Con l’impero di Gorkha questa parte del paese fu conquistata più tardi. Prima presero il fianco est poi più tardi arrivarono a quello ovest. Il punto principale pero’ non è tanto una questione di prima o poi, il punto principale fu che quest’area non fu completamente conquistata. Le autorità locali aveva un po’ di potere e le autorità centrali avevano un po’ di potere. In questo senso a quel tempo queste aree avevano un certo tipo di autonomia. Le masse nella regione dell’Ovest non erano cosi’ strettamente controllate dal governo centrale, e non prestavano particolare attenzione a quello che questo governo faceva o non faceva. Nell’Ovest ci sono anche gruppi dell’etnia Mongola, puoi vedere come i nostri compagni li hanno una forte somiglianzza con la popolazione cinese. Queste nazionalità sono caratterizzate storicamente per lo spirito di indipendenza e per il coraggio nel combattimento, così hanno questo tipo di cultura. Le caste superiori, scioviniste, e le relazioni di tipo feudale non prevelgono in queste nazionalità. RW: hai detto che le tradizioni feudali sono deboli tra queste nazionalità oppresse? Prachanda: si, deboli, realmente. Quando vai nelle regioni centrali o in quelle dell’est puoi vedere che le tradizioni feudali sono molto persistenti. RW: ma quando ero a Rolpa e a Rukum non ho visto alcun tempio. Prachanda: si, a Rolpa e a Rukum non ci sono molti tempi. In queste nazionalità nella formazione culturale delle famiglie c’è un certo tipo di democrazia, un certo tipo embrionale. Ugualmente la supremazia maschile in questi posti è debole, non è come tra le caste dominanti. E, ancora, il nostro partito ha una lunga storia di intervento in queste aree, come in Thabang e Rulpa. RW: e i revisionisti in queste aree sono deboli? Prachanda: molto deboli, c’è stata una consistente continuità egemonica delle forze rivoluzionarie. L’influenza dei revisionisti in queste aree è sempre stata debole e la tendenza rivoluzionaria ha prevalso. Ci sono anche altri fattori. Geograficamente, non ci sono servizi di traspoto, non c’è eletrcità, e i mezzi di comunicazioni della classe dominante hanno una presenza molto limitata. Tutti questi fattori ci portarono alla conclusione che la regione dell’est era quella principale per l’inizio della guerra popolare. Ma vedevamo anche che non potevamo iniziare la guerra popolare solo nella parte dell’est perché la classe dominante è molto forte, ha un potente esercito, un sviluppato sistema di comunicazione. Quindi se non inizievamo la lotta armata solo nella parte dell’est il governo avrebbe potuto centralizzare contro di noi tutte le sue forze e in questo modo sconfiggerci. Dal punto di vista delle condizioni soggettive vedevamo anche una situazione favorevole per lo sviluppo del movimento di massa in tutto il paese e avevamo organizzazioni diffuse nell’intero Nepal. Quindi concludemmo che dovevamo iniziare la guerra popolare a partire da differenti parti del Nepal. Dovevamo centralizzare questo inizio in tre aree principali, nell’area dell’est, in quella del centro, nell’Ovest e nella capitale. Le città dovevamo rappresentare un altro punto di partenza, non per il conflitto armato, ma per la propaganda ecc. Un’altra area dove dovevamo concentrare il lavoro è l’India, questo perché in India vivono più di sette milioni di nepalesi. L’India deve diventare un’altra base per il nostro lavoro, dove dobbiamo concentrare gli sforzi per resistere alla classe dominante. Abbiamo fatto un piano in questa prospettiva. Nel complesso abbiamo visto le condizioni specifiche che caratterizzano la situazione del Nepal. Non vedevamo una situazione esattamente simile e dunque non abbiamo formulato un piano esattamente uguale per l’inizio della lotta armata alle Filippine, al Perù, alla Turchia, e ad altri paesi dove sono in atto delle guerre popolari. C’era una maggiore somiglianza con il PCP in Perù, ma non una completa somiglianza. In Perù la guerra popolare è iniziata con il boicottaggio del baraccone elettorale. Noi abbiamo iniziato da differenti parti del paese con migliaia di azioni secondo quanto previsto nel nostro primo piano. Quando abbiamo studiato nel dettaglio la situazione storica, geografica e culturale esistente nel Nepal, siamo arrivati alla conclusione che potevamo iniziare in questo modo la guerra popolare. Più del 72% della popolazioe nepalese vive sotto il livello di povertà. Questa è una situazione molto pesante. Abbiamo sempre detto al popolo nepalese che niente puo’ essere ottenuto dal sistema parlamentare che è una truffa ed è imperialista e feudale. Qquindi dopo tre o quattro anni le masse popolari potevano constatare "si, quello che i maoisti avevano detto è realmente corretto". Questo tipo di sentimenti era prevalente. Esattamente prima dell’inizio organizzammo così grandi manifestazioni di massa e grandi raduni popolari. Migliaia e migliaia di persone parteciparono a queste iniziative. Avevamo già dichiarato che stavamo per iniziare la guerra popolare, ma la classe dominante non prestava molta attenzione e pensava "queste persone stanno parlando, sono solo parole". RW: in alcuni dei tuoi scritti hai parlato di come il patito ha effettuato un grande strappo sul piano ideologico, politico e militare, riguardo all’inizio della guerra popolare. Questa è una questione particolarmente importante in tutto il mondo, e rappresenta una linea di demarcazione tra il revisionismo e il MLM, la questione di come realmente realizzare i necessari cambiamenti ideologici, politici e organizzativi nel partito per l’inizio della lotta armata. Puoi così tarlarci del tipo di strappo che il tuo partito ha realizzato per poter iniziare la guerra popolare? Prachanda: le questioni che hai sollevato sono molto serie ed
importanti. Prima di tutto c’è la questione relativa alla comprensione
della nostra ideologia, il Marxismo-Leninismo-Maoismo. Come viene spiegata
o definita dal il maoismoquesto strappo, questo sviluppo? Alcune persone
vedono solo un processo di evoluzione, un processo di continuo sviluppo.
Ma il MLM ci insegna che tutto questo non ha a che fare con l’analisi scientifica.
Il processo reale di sviluppo consiste nell’interruzione della continuità
e nella determinazione di rotture. Ogni cosa nella natura, nella storia
e nella società, nel pensiero dell’uomo, si sviluppa come un processo
discontinuo. Abbiamo affrontato e considerato questa questione molto seriamente
prima dell’inizio della guerra popolare.
RW: stai dicendo che era necessario un salto. Prachanda: si, un salto. Al primo posto, per tutti i compagni, c’era la questione del salto. Un salto, dobbiamo fare un salto. I partiti e i leader revisionisti parlano sempre della questione delle riforme, riforme e ancora riforme. E questo è riformismo, revisionismo. Ma la questione del procedere per salti è rivoluzionaria. Consideriamo il revisionismo come una forma di evoluzionismo volgare. Siamo rivoluzionari e questo significa determinare delle rotture nella continuità e procedere per salti. Prima dell’inizio abbiamo avuto una grande discussione su queste questioni. Quando modificammo la definizione di "Marxismo-Leminismo-Pensiero di Mao Tse Tung" in "Marxismo-Leninismo-Maoismo", a quel punto, abbiamo auto una grande discussione all’interno del nostro partito sulla questione del salto. E in questo modo riuscivamo anche a comprendere meglio l’importanza di questa questione. Mao diceva, per quanto riguarda la teoria della conoscenza, che si devono individuare due stadi dello sviluppo, uno lo stadio relativo lla conoscenza sensoriale e percettiva, l’altro relativa a quello delle conclusioni e delle sintesi logiche. Questa teoria dei due stadi, questa teoria della conoscenza ha avuto un grande ruolo nella formazione ideologica del nostro partito. Questo ci dava la possibilità di una più profonda comprensione del MLM. Prima di ciò, c’erano alcune concezioni veniva riformiste e gradualiste riguardo al MLM. Quindi quando abbiamo formulato il piano per l’inizio ci fu un'altra discussione sulla questione relativa al come iniziare la guerra popolare. Il nostro partito era molto influenzato da tendenze opportuniste. In quel periodo partecipavamo indirettamente alle elezioni, avevamo undici rappresentanti in parlamento, nove nella camera bassa e due in quella alta. Questo influenzava il partito, in particolare favoriva le tendenze opportuniste. Il nostro partito si trovava di fronte una grande sfida, quella di realizzare un salto. Il partito si trovava circondato dal revisionismo e dalle tendenze piccolo borghesi. E molti in quel periodo lavoravano legalmente. Mi interessa comunque precisare che la parte principale della nostra direzione in quel periodo non operava apertamente sul piano legale. C’erano i nostri rappresentanti parlamentari (MPs, members in the parliament) che operavano apertamente. Ma i nostri principali dirigenti del partito (P0BMs, polit-boureau members) e i nostri principali dirigenti regionali, cosi come i principali dirigenti di distretto operavano nella clandestinità. C’era dunque un lavoro parlamentare ma il partito funzionava principalmente nella clandestinità. Puoì considerare tutto questo con particolare attenzione. Cosi’ nella compilazione del piano per l’inizio della guerra popolare ci fu un grande dibatto su come arrivare alla lotta armata, questo perché molte persone erano influenzate dalla lotta legale, dal lavoro parlamentare, dalle concezioni opportuniste e piccolo borghesi, a da una lunga tradizione di lotta per le riforme. Quindi sostenemmo che il processo doveva concretizzarsi in una grande spinta, in un grande salto, non in un cambiamento graduale. C’erano alcune concezioni di questo tipo portate avanti da alcuni membri del partito, una di queste sosteneva che dovevamo fare alcuni azioni ma senza dichiarare la guerra popolare, dovevamo verificare cosa sarebbe successo dopo queste azioni. Discutemmo quindi, è forse questo il processo che vogliamo aprire? E rispondemmmo, no, questo non è rivoluzionario, è riformista, è un atteggiamento cospirativo. La lotta armata non è una cospirazione, la guerra popolare non è una cospirazione, è una lotta aperta, aperta politicamente e dichiarata apertamente. Questa teoria cospirativa non avrebbe funzionato e non era nemmeno rivoluzionaria. Fare un azione e quindi dire "OK, vediamo cosa succede", quindi fare altre azioni…No, non volevamo aver niente a fare fare con questo. C’erano anche alcune concezioni secondo cui potevamo iniziare la lotta armata in differenti parti del paese ma questo senza dire apertamente che avevamo iniziato la guerra popolare, lasciando al dopo questa dichiarazione, quando avremmo constatato il tipo di situazione che si sarebbe sviluppata, solo dopo avremmo potuto dichiarare la guerra popolare. In queste concezioni c’era lo stesso tipo di logica che abbiamo visto prima. Altri settori volevamo anche iniziare la guerra, ma nello stesso tempo, continuare a rimanere nel parlamento e a partecipare al sistema parlamentare. Sostenevano che aveve qualcuno in parlamento avrebbe pututo essere un aiuto. Ragionavanoin questo modo: "OK, possiamo iniziare la guerra popolare, ma nella regione principale, a Rolpa, Rukum, quattro MPs (membri del parlamento) possono risiedere nel parlamento perchè questo possiamo ottenerlo e questo puo’ dare forza alla guerra popolare". Abbiamo combattutto contro queste concezioni, abbiamo detto "questo non è Arxismo-Leninismo-Maoismo". Più tardi tra quelli che sosteneva simili concezioni alcuni sono degenerati nel revisionismo, altri si sono allontanati dopo l’inizio della guerra popolare. continuano
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