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Human Rights and People's War in Nepal
Human Rights and People's War in Nepal - Human Rights - Politics/Ideology - News and Reports - Links - Italiano

Part 2: Villages of Resistence

Revolutionary Worker July 25,1999

Villaggi di resistenza

(traduzione non ufficiale dell'articolo n. 2 del reportage di Li Onesto)

Nelle campagne del Nepal è difficile poter continuare a dormire oltre le 5,30-6 del mattino. I galli iniziano a cantare e ti invadono il sonno. In questo stato di semiincoscienza, prima di alzarmi, sento le donne accendere il fuoco per il nuovo giorno e gli uomini prepararsi per affrontare i campi. Qualcuno mi porta una tazza di tè col latte caldo. Mi siedo sul bordo del letto sorseggiandolo e pensando che solo tre ore prima i membri dell'organizzazione popolare erano seduti di fronte a mè e mi parlavano della loro vita. Verso le 7 diverse donne apparvero sulla porta. Le invitai ad entrare, venivano dal villaggio e desideravano parlarmi. Da quando erano giovani queste donne hanno lavorato nei campi, raccogliendo l'acqua e tagliando il fieno per gli animali. Tutte parlano con asprezza di quando da giovani non era loro consentito andare a scuola.Tutte guardano con ottimismo alla guerra popolare, a come porterà loro nuove opportunità, non solo di crescita culturale, ma anche come possibilità di contribuire e partecipare alla trasformazione rivoluzionaria.

Una donna mi dice, noi samo analfabete, a causa delle nostre tradizioni non è stato possibile per noi imparare a leggere e a scrivere perché alle donne questo non era consentito, ma adesso sta iniziando tra noi una nuova educazione del popolo. Prima passavamo tutto il tempo nei campi portando i viveri per gli uomini e facendo i lavori domestici o nutrendo gli animali. La cosa principale che stiamo imparando è che l'oppressione con cui dobbiamo fare i conti è causata dal regime reazionario semi-feudale. Oggi noi donne oppresse a cui è stato impedito imparare a leggere e a scrivere possiamo combattere e contribuire alla guerra popolare e rovesciare questo stato reazionario.

La donna mi racconta che, in accordo con le tradizioni feudali, i genitori combinano molti matrimoni, così le giovani ragazze non conoscono il loro futuro marito e quella che sarà la loro futura vita. In genere per le donne le tradizioni comportano una condizione di discriminazione, ma con la guerra popolare le cose stanno iniziando a cambiare. Una donna che sembra avere poco più di vent'anni mi spiega come nuove concezioni si stanno facendo strada. Nelle famiglie ci sono forti contraddizioni, molte famiglie non capiscono quello che sta cambiando e ostacolano le donne che vogliono prendere parte alla guerra popolare. Ma oggi, in questo villaggio, tutti sono molto attivi. Ci sono solo 2-3 case che non partecipano. Noi stiamo partecipando perché siamo arrivate alla conclusione che ciascuno deve essere uguale e che ci deve essere unità per il bene del popolo.

I mariti oggi stanno incominciando a fare i lavori domestici che prima non facevano mai, tipo cucinare, lavare i piatti, prendersi cura dei figli.

Io chiedo alle donne se mi permettono di fare loro una fotografia per il mio reportage, all'inizo sembrano un po’ schive, ma poi facendomi un sorriso mi dicono di sì. Quando faccio questa foto non posso fare a meno di pensare quanto siano belle queste ragazze: la loro faccia, il loro modo di muoversi, il loro modo di camminare. Sono stata in Nepal abbastanza a lungo per vedere molte povere donne, prima nelle città e poi viaggiando per le campagne. La mia macchina fotografica ha catturato molte immagini di venditrici di ortaggi e di mercanzia per turisti. Ho dato delle rupie a donne che venivano avanti con i propri bambini. Nelle campagne ho potuto parlare con contadine che trasportavano pesanti carichi sopra i sentieri di montagna. Ho visto faccie stanche di donne accendere fuochi alla luce del giorno.

Le donne in questi villaggi sono senza dubbio povere e la loro vita è forse anche più dura e povera di quella della gente che vive al di fuori delle zone di guerriglia. Ma l'espressione del volto delle donne di questi villaggi sono diverse. Fuori delle zone di guerriglia le donne mi guardano con degli occhi stanchi. Qui, nelle zone di guerriglia, le donne hanno un diverso modo di tenere sollevata la testa, e i loro corpi si muovono con più forza. Sembrano felici e allo stesso tempo molto serie.Irradiano un senso reale di speranza. La loro visione ottimista del futuro risalta nelle loro parole. Hanno negli occhi l'odio per i nemici. Il loro coraggio rivoluzionario dà loro un dverso aspetto fisico e questo si nota anche dal modo con cui si muovono. È una sensazione molto simile a quella che avevo già provato quando avevo incontrato i compagni uomini, guerriglieri della guerra popolare.

Una comunità di donne e bambini.

Sono sempre stata impressionata dal modo con cui le donne in Nepal hanno con così tanto entusiasmo, come dicono loro, "preso il fucile".

E quando penso a queste donne che sono cresciute oppresse da ogni tipo di tradizione feudale, mi rendo conto di come sia stata una scelta molto coraggiosa per loro l'adesione, spesso in rotta con i propri familiari, all’esercito popolare ed al partito. Lo sguardo di giovani contadine, che orgogliosamente impugnano il fucile, i coltelli khukuri e le granate è una delle immagini più forti che porto con me dal mio viaggio in queste zone di guerriglia.

Più tardi arriviamo in un altro villaggio dove ci sono fattorie con i campi a terrazza e veniamo ospitate in una casa che è vicina alla montagna e che si trova in una densa foresta. Entriamo in una stanza al secondo piano che è illuminata dagli ultimi raggi di sole. Diverse persone prima di noi hanno già raggiunto questo posto e una sostenitrice della guerra popolare incomincia a parlarmi di questo villaggio. Ha solo 18 anni e a differenza di molte persone che incontrerò in campagna parla l'inglese veramente molto bene. Ci informa che sta studiando per diventare dottore così potrà servire il popolo nelle campagne.

Inizialmente mi racconta di alcune martiri che sono state uccise in quest'area: Rawati Sapkot aveva solo 25 anni, sposata con un figlio e una figlia, morì nel 1998. Era stata nell'esercito popolare per un anno e mezzo prima di essere uccisa da un comandante della polizia in un violento scontro nella foresta. Quattro guerriglieri furono attaccati da 12 poliziotti e Rawati Sapkot e un altro membro della squadra furono uccisi.

Bhim Brsed Ssarma aveva circa 20 anni e si era appena diplomata alla scuola superiore e appena sposata quando rimase uccisa in un altro violento scontro con la polizia. In questo scontro 11 guerriglieri furono attaccati da più di 100 poliziotti e tutti tranne Sciarma furono in grado di scappare. Era entrato nell'esercito popolare da soli tre mesi quando morì.

Sabida Sapkot aveva 21 anni quando divenne martire. Si era appena diplomata alle scuole superiori e si era ribellata alla famiglia per raggiungere l'esercito popolare. Dopo che entrò in clandestinità non vide più la sua famiglia che non condivideva la sua scelta.

Binda Sharma aveva 25 anni, morì nel 1998. Anch'essa si era ribellata al marito per raggiungere l'esercito popolare. Il marito tutt'oggi non sostiene la guerra popolare, infatti adesso lavora come detective a Katmandu. Per circa 6 anni Sharma ha mantenuto questo legame di matrimonio programmato dai genitori, ma un giorno, dopo essere andata a lavorare con il partito locale, scappò e raggiunse l'esercito popolare.

La giovane donna adesso va avanti raccontando come in quest'area si è sviluppata la guerra popolare: afferma che ci sono circa 60-70 famiglie in questo villaggio e che l'80% sostiene la guerra popolare. Due settimane prima dell'inizio della guerra popolare un poliziotto fu ucciso e la polizia arrestò 70 persone. L'intero villaggio fu sottoposto a raid da più di 150 uomini delle forze speciali di polizia il giorno dopo l'uccisione di questo poliziotto. La stessa casa dove stiamo alloggiando ora fu assalita. I poliziotti spararono 6 volte in aria e la popolazione locale incominciò a ribellarsi. La polizia bastonò molta gente e due persone di questa casa furono arrestate. Cinque giorni dopo assaltarono nuovamente il villaggio, andarono di casa in casa alle una di notte e arrestarono tutti quelli compresi fra i 9-10 anni e i 70, portandoli al posto di polizia locale. In tutto circa 60-70 persone furono arrestate e tutte furono accusate dell'uccisione di quell'unico poliziotto. A quel tempo il poliziotto era solamente scomparso, solo più tardi fu trovato morto. Questo avvenne circa tre anni fa e a tutt'oggi 15 persone sono ancora in carcere sotto accusa senza alcun processo. Tutto questo spinse fortemente la gente del villaggio a diventare attiva sostenitrice della guerra popolare, così ci fu molta attività qui. Sin dall'inizio della guerra popolare, è stata svolta la propaganda con i manifesti, sono stati distribuiti volantini con le parole d'ordine del partito, ci sono state manifestazioni con l'uso delle torce. 15-20 persone entrarono in clandestinità, alcune di loro furono catturate dalla polizia nel corso della prima settimana. Adesso ci sono 15 persone di questo villaggio che sono in clandestinità, compreso mio padre. In tre anni di guerra popolare ci sono state ultimamente attività rivoluzionarie in questo paese e le cose stanno avanzando: ci sono state iniziative contro i cattivi elementi, molti cortei, molta propaganda con manifesti e murales. Il partito ha svolto riunioni popolari di cordoglio e di commemorazione per i compagni uccisi. Sono stati organizzati molti incontri di massa per spiegare gli obiettivi del partito, i risultati della guerra popolare e costruire il sostegno alla rivoluzione. Le masse hanno aderito al partito e alla guerra popolare e in risposta a questo la polizia ha effettuato molti assalti e arrestato molte persone. Questa casa è stata assalita 5 volte.

Altre persone del villaggio stanno entrando nella stanza mentre parliamo. Ormai il pavimento è pieno di persone addossate l'una all'altra. Ci sono anche persone che si affacciano alla porta, sono curiose e interessate all'idea di poter incontrare un rivoluzionario degli USA. Sono ansiosi di poter parlare della guerra popolare in Nepal. Una donna appena arrivata dice che ha alcune domande da rivolgermi. Così per circa un'ora io sono l'unica intervistata. La donna chiede alcune cose sulla mia vita come quanti anni ho, quanti figli ho, ecc. alla fine finalmente mi chiede: "Come sta procedendo la rivoluzione in USA?". Le racconto del lavoro dei rivoluzionari in USA e delle diverse battaglie che stanno sviluppando tra le masse. È molto interessata a sapere quali sono le prospettive e gli sviluppi della lotta in USA. Quando descrivo la violenza della polizia, l'uccisione delle persone in USA, la donna immediatamente mi chiede: "Avete organizzato qualche iniziativa contro la polizia?" . Adesso la stanza sta diventando sempre più piccola con il continuo afflusso di molte persone dal villaggio. Decidiamo di fare una pausa per la cena e di riunirci poi in una stanza più grande al piano di sopra. Ci aspetta un grande pranzo con pesce e patate al curry. Poi ognuno va a raggiungere il granaio. Ci sediamo sui mucchi di grano che sono stati sistemati qui durante il raccolto. Mi guardo in giro e vedo circa 50 persone. Molte di esse sono donne e tra queste i loro figli e un po' di uomini anziani. La stessa donna che mi aveva fatto le domande sulla situazione in USA inizia a parlare:

"Vogliamo ringraziarti per essere venuta e ti esprimiamo la nostra solidarietà. Noi affrontiamo molti tipi di repressione. La ragione principale per cui non ci sono uomini a questo raduno, è perché sono in clandestinità. A causa della polizia qui non possiamo fare incontri di giorno. Durante gli arresti noi siamo state picchiate e violentate. Non abbiamo altra strada che combattere con il partito e lottare contro l'oppressione. Noi donne abbiamo da lavorare sui nostri piccoli pezzi di terra e a causa della repressione reazionaria abbiamo una vita molto dura. Qui hanno ucciso un piccolo bambino di soli 5 anni e un vecchio di 90, hanno violentato una bambina di 10 e una donna di 70 anni. Hanno rovinato la nostra proprietà, hanno requisito averi anche di persone anziane. Hanno perquisito, assalito case e arrestato gente. Ci sono così tanti di questi episodi di coloro che stanno lottando per la giustizia che sono stati attaccati, accusati dalla polizia. Durante le elezioni ci hanno costretto ad uscire e ad andare a votare benchè noi non volessimo. Ci sono violazioni massiccie di diritti umani. Gli uomini che hanno richiesto il rispetto della costituzione del governo sono stati messi a tacere. Anche le donne sono state costrette ad andare in clandestinità. Alcune volte gli uomini sono stati separati dalle loro compagne per uno, due mesi, mentre nel frattempo la polizia arrivava a interrogarle e a violentarle. A causa di questa terribile situazione creata da questo governo reazionario, abbiamo imparato che è necessario prendere le armi e combattere e sviluppare una guerra popolare, costruire una nuova forma di potere politico. Non possiamo essere liberi da questo trattamento inumano e repressivo fino a che non rovesciamo questo governo reazionario. Questa è la ragione per cui aderiamo alla guerra popolare e la sosteniamo. Un modo in cui sosteniamo la guerra popolare è anche raccogliendo soldi, ognuno in base alle proprie possibilità e mandandoli a chi è in clandestinità o si trova lontano dal nostro villaggio.

Benchè essi stiano massacrando la nostra gente, allo stesso tempo l'esercito popolare sta combattendo. Noi siamo speranzosi, crediamo che aumenterà sempre più la sua capacità di lottare. Noi crediamo realmente che l'assassinio dei nostri compagni da parte della polizia non può fermare la guerra popolare. Il sangue dei martiri è la benzina della rivoluzione. Abbiamo capito questo, siamo uniti e la nostra unità è necessaria per sconfiggere il nemico. Noi crediamo veramente nella guerra popolare e nella sua vittoria.

Noi come associazioni di donne e contadine ti diamo il benvenuto e ti ringraziamo per essere venuta da così lontano per conoscere le nostre vite."

Molte altre donne del villaggio parlano ma il raduno sta volgendo al termine perché la gente deve fare un lungo cammino per rientrare nelle proprie abitazioni e per ragioni di sicurezza deve muoversi prima che arrivi la luce. Questa gente che ha giurato di mantenere il segreto dell'incontro si mette in fila per stringermi la mano. Sono particolarmente commossa quando alcune ragazzine giovanissime di 9-10 anni, invece di darmi il tradizionale saluto nepalese che consiste nel prendere le tue mani e congiungerle come in una preghiera, lanciano un " lal salaam ", il saluto comunista in nepalese e con le loro piccole mani stringono le mie con fermezza.


Indice
INTRODUZIONE
SITI SULLA RIVOLUZIONE NEPALESE E SUL PARTITO COMUNISTA DEL NEPAL (Maoista)
Nepal: la lotta delle donne per la
Part 2: Villages of Resistence
Le ragioni economico-politiche della guerra popolare in Nepal
NEPAL: CRONISTORIA DELLE TAPPE