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Human Rights and People's War in Nepal
Human Rights and People's War in Nepal - Human Rights - Politics/Ideology - News and Reports - Links - Italiano

1. Nepal: la lotta delle donne per la propria emancipazione passa attraverso la guerra popolare
2. Donne guerriere
3. Feudalesimo e disuguaglianza
4. Nuove relazioni
5. Impugnando il fucile
 


Nepal: la lotta delle donne per la

propria emancipazione passa

attraverso la guerra popolare

Nei villaggi che sostengono la guerra popolare tutte le donne contribuiscono in vari modi al suo sviluppo. Dalla fabbricazione delle armi, alla propaganda, alla partecipazione alla produzione e allo sviluppo del piccolo commercio. Sono state formate squadre militari di sole donne. Nel Nepal nei primi tre anni e mezzo di guerra popolare più di 800 persone sono diventate martiri e 100 di queste sono donne. I partiti e le forze reazionarie hanno dedicato molti sforzi per impedire alle donne di partecipare alla guerra popolare. Durante un'elezione locale la polizia ha imposto la partecipazione delle donne alle elezioni. Poichè rifiutarono di partecipare, molte di loro furono sottoposte a brutali violenze e umiliazioni. Queste donne sono convinte che solo la Rivoluzione di Nuova Democrazia trasformando la struttura economico-sociale potrà liberarle. Attualmente esse sono inchiodate al sistema di produzione feudale e semi-feudale. Questo significa che gli uomini possono fare affidamento sulla terra per sopravvivere ma le donne non possono possederla o ereditarla. Nelle regioni dove sono presenti i grandi latifondisti, i contadini contraggono debiti da schiavi. In questo modo per sopravvivere devono fornire lavoro gratuito e le donne oltre al lavoro hanno l'obbligo di soddisfare i desideri sessuali dei proprietari terrieri.Per eliminare questa condizione di oppressione la rivoluzione agraria è centrale in un paese di Nuova Democrazia. La questione del possedimento di terre da parte delle donne è un obiettivo della guerra popolare. Nelle zone liberate dalla guerra popolare, già oggi le terre vengono confiscate ai proprietari fondiari e agli altri reazionari e vengono distribuite fra i contadini poveri, con uguale diritto alla proprietà anche per le donne siano esse sposate o non sposate. In molti villaggi la maggior parte degli uomini è assente. Gli uomini emigrano in India o nelle città per cercare lavoro, o combattono nella rivoluzione e devono sottrasi ad una feroce repressione. Così rimangono principalmente donne e bambini a lavorare la terra. Nei villaggi dove è forte il sostegno alla guerriglia le donne dirigono la maggior parte del nuovo potere popolare tramite appositi comitati costituiti per organizzare, amministrare e gestire i diversi aspetti della vita del villaggio. Fattorie collettive vengono costruite per sostenere i nuclei familiari dove manca il marito. Il PCN (Maoista) lotta contro la poligamia (ancora praticata in certe zone del Nepal) e contro i matrimoni combinati. Viene eliminata la dote Gli uomini che si macchiano di abusi contro le donne, i mariti che picchiano e maltrattano le mogli non subiscono punizioni fisiche ma vengono denunciati e criticati pubblicamente. Nei villaggi le donne si organizzano anche dando vita a delle scuole per combattere l'analfabetismo e per studiare i problemi dello sviluppo della guerra popolare. In Nepal è presente un'organizzazione rivoluzionaria delle donne che sostiene il Fronte Unito Rivoluzionario e il PCN (Maoista).Il PCN (Maoista) considera la questione della lotta contro le tradizioni reazionarie che opprimono le donne un aspetto fondamentale dello sviluppo della rivoluzione popolare. Lo scopo di questa lotta è anche quello di contribuire a costruire tutte le condizioni affinché le donne possano assumere ruoli centrali nella direzione del partito, dell'esercito popolare, del Fronte Unito Rivoluzionario e del nuovo potere popolare. Da subito è applicato il criterio dell'uguaglianza tra uomini e donne in tutti gli aspetti della vita sociale e di quella pubblica, non solo, ma il partito assumendo il dato di fatto di una condizione delle donne di maggiore oppressione e discriminazione rispetto a quella degli stessi uomini, si sforza di dedicare risorse ed energie alla lotta contro questa discriminazione, p. es. in Nepal l'analfabetismo colpisce le donne in percentuale maggiore rispetto agli uomini (queste pagine sono state stese con informazioni e notizie riportate in vari articoli del reportage di LI Onesto articolo 14-Donne guerriere; articolo 15-Guerra in Nepal, nuove donne, nuovo potere popolare; Intervista a Prachanda segretario del CPN Maoista).
 
 

Part 14: Women Warriers

Revolutionary Worker, November 28, 1999
 
 

Donne guerriere

(traduzione non ufficiale dell'articolo n. 14 del reportage di Li Onesto)

Quando oltrepassammo Rukhum ero triste al pensiero di dovermi accomiatare da Rachana. Lei mi aveva accompagnata per aiutarmi quando viaggiavamo attraverso Rolpa. Nel buio della notte le sue mani mi hanno aiutato a salire sulle ripide pareti delle montagne e sostenuto, quando ero vacillante, attraversando pericolosi burroni. Come la maggior parte delle guerriere dell'esercito popolare Rachena è giovane e d'origine contadina. E’ forte e impegnata nella causa rivoluzionaria. Per molti giorni e notti è salita e scesa sulle montagne velocemente con passo sicuro come gli uomini della squadra. Trasportava pesanti carichi insieme al fucile. Un giorno le chiesi se voleva parlarmi della sua vita. Inizialmente esitò sorpresa che cercassi di intervistarla. Lei disse " Okay ma più tardi, dopo cena. Prima voglio pensare cosa dire".

Quando io ci riusciì erano trascorsi alcuni giorni, è stato quando raggiungemmo il luogo dove dovevamo dirci addio allora trovammo l’occasione per fermarci a parlare. Rachana mi aveva visto intervistare importanti dirigenti di partito e comandanti militari e ora sembrava contenta che le sue parole venissero scritte sul mio taccuino.

Quando le chiesi di raccontarmi qualcosa sulla sua famiglia e su cosa significasse crescere come donna nel suo villaggio mi disse:

"Provengo da una famiglia di contadini di Rolpa. Ci sono 11 membri nella mia famiglia – mia madre, mio padre, tre fratelli, due sorelle, la moglie di mio fratello e tre miei cugini. Io sono la figlia più vecchia, ho18 anni. Mia madre e mio padre permisero ai miei tre fratelli di andare a scuola ma non mi consentirono di fare altrettanto, affermarono che è inutile per una figlia andare a scuola, poiché semplicemente si sposerà e andrà a vivere in un’altra casa. A quel tempo ciò mi rese molto triste. Quando nel villaggio venne aperto un corso di educazione per adulti di sei mesi, vi andai per imparare a leggere e scrivere. Ma quando lo feci mio padre mi disse ancora di non andare e mi ordinò di andare invece nella foresta a falciare l’erba e raccogliere legna da ardere".

Rachana iniziò poi a descrivere come aderì all’esercito popolare:

"Prima dell’inizio della guerra popolare non conoscevo nulla sulla politica e sui partiti. Ma poi dopo l’inizio uno dei miei parenti mi suggerì di andare nel gruppo culturale locale e mi chiese di andare ai loro concerti. Non raccontai nulla a mia madre e a mio padre, lo raccontai solo al mio fratello più grande che mi disse: "Vai avanti, se vuoi morire… Riesci a portare un fucile sulla spalla?". Io replicai: "Non mi avete dato la possibilità di studiare e ora desidero risolvere i problemi del popolo e della nazione. Voglio lottare per la liberazione. Se non me lo consentirete io mi ribellerò". Un compagno del partito locale venne a parlare alla mia famiglia e tornò svariate volte per discutere della politica rivoluzionaria e della guerra popolare. Un anno dopo, dopo molte discussioni, mio padre e mia madre fortunatamente mi consentirono di aderire al partito. Iniziai a lavorare nell’organizzazione delle donne ed entrai nella milizia delle donne. Poi otto mesi fa, fui ammessa nella squadra. Sono ottimista sulla guerra popolare. Ora tutti i membri della mia famiglia sono sostenitori della politica della guerra popolare, tutti sono nelle organizzazioni di massa. Mia sorella più giovane di 15 anni sta andando a scuola, ha passato la sesta classe e sta insegnando agli altri a leggere. Quando seguivo ricevevo l’educazione per adulti, ma non ho mai avuto tempo per studiare. Invece nell’esercito popolare ho tempo per studiare e per imparare a scrivere e a leggere e gli altri compagni mi aiutano. Riesco a leggere i giornali e ora a scrivere le lettere. Ero ansiosa di lavorare nel partito, dopo aver aderito alla squadra ho partecipato ad un incontro e mi sono sempre più impegnata. C’erano 14 dei nostri compagni che si spostarono da un posto all’altro e la polizia ci fece un’imboscata. Uno dei nostri compagni fu ucciso e ora sento il bisogno di vendicarlo. Voglio combattere contro il nemico fino a quando avrò un goccia di sangue nel mio corpo. Sono molto contenta ora e noi raggiungeremo sicuramente il nostro obiettivo. Nel terzo anniversario della guerra popolare presi parte ad un’azione contro un posto di polizia in Jugar a Rolpa. Il nostro obiettivo era di spaventare la polizia e sopprimere la sentinella. Quando sparammo alla sentinella essi corsero verso la foresta per salvarsi. Un’altro episodio avvenne quando quattro di noi nella squadra stavano lavorando nel villaggio. C’erano 29 poliziotti nel villaggio, ma quando ci videro corsero via".
 
 

Feudalesimo e disuguaglianza

La descrizione di Rachana di come le fosse stata negata l’educazione scolastica è molto indicativa del modo con cui sono trattate le donne in Nepal. Sotto il feudalesimo una figlia è "utile" e "preziosa" solo nella sua età fertile, quando può fare noiosi lavori domestici. In accordo con questa mentalità feudale, non ci si guadagna a investire in una ragazza e a darle un’educazione poiché ella si sposerà e andrà a vivere e servire un’altra casa. Nella campagna del Nepal, vi è un detto: "Avere una figlia è come annaffiare un albero dei vicini, hai i problemi ed i costi della nutrizione della pianta, ma i frutti sono presi da qualcun altro". Ho incontrato un numero di donne alle quali era stato consentito di studiare, almeno fino alla scuola superiore, ma quando ho visitato i college nelle città, quasi tutti gli studenti erano uomini. Un pomeriggio, vidi Rachana studiare, leggere e scrivere, i suoi occhi si erano bloccati su di una pagina segnata e si trovava in uno stato di profonda concentrazione. Io pensai a come era apparentemente singolare che questa scena provenisse dalle zone di guerriglia in Nepal. Giovani contadine donne, analfabete, che normalmente hanno di fronte un futuro senza prospettive, decidono di lasciare il loro villaggio e di prendere le armi, ed imparano a leggere e a scrivere, a studiare le questioni teoriche e politiche della rivoluzione per la quale stanno lottando. Questo è qualcosa che può commuoverti fino alle lacrime, ma ti dà anche molta fiducia nella possibilità della vittoria della guerra popolare.

Ho incontrato molte altre donne come Rachana, donne che vivono con rabbia l'oppressione della società feudale che ad un certo punto compiono il salto dell'adesione all’esercito popolare. Una delle cose che ho visto nella guerra popolare è l'alto livello di partecipazione delle donne. Ovunque io vada, vedo, sento e provo l’entusiasmo che le donne anziane hanno per la rivoluzione. Lo vedo negli occhi delle donne che hanno sofferto molti anni sotto l'oppressione dei rapporti feudali, che hanno ora alzato la testa e pensano alla possibilità di vivere in un nuovo tipo di società. L’ho sentito nelle giovani donne che non sono mai andate a scuola e che con trepidazione mi hanno raccontato come si sono sentite la prima volta che hanno portato a termine un’azione armata contro il nemico. L’ho provato nella determinazione delle donne che hanno perso i loro mariti, figli e figlie, e che continuano a dare rifugio e aiuto ai guerriglieri, a rischio della loro stessa vita. La lotta contro l’oppressione delle donne è saldata a questa guerra popolare ed è inscritta nella sua struttura. Quando la lotta armata è iniziata nel 1996, è stato come se si fosse aperto il cancello di una prigione, con migliaia di donne che si sono fatte avanti per pretendere posto nella guerra. Alcune dovettero disobbedire a genitori e fratelli. Alcune dovettero lasciare dei mariti che avevano una mentalità arretrata. Altre fuggirono da matrimoni combinati con cui i genitori avevano deciso il loro destino. Tutte loro dovettero ribellarsi contro le tradizioni feudali che trattano le donne come inferiori.

A Katmandu ho avuto l'opportunità di intervistare Rekha Sharm, la presidente dell’associazione (rivoluzionaria) di tutte le donne che mi ha parlato dell’oppressione delle donne in Nepal. Mi ha detto:

"Nelle aree rurali le donne sono oppresse dalle famiglie, dalla suocera, dal marito e alcune donne vengono uccise per evitare di dover dare le doti. Questo problema esiste in tutta la nazione in città e nella campagna. La mentalità nella società è che le donne rimangono in casa per servire il marito e avere figli, questo è quello a cui servono. Per risolvere questo tipo di problemi cerchiamo di educare le donne, per mostrare che questo non è dovuto alle loro suocere, mariti ecc ma alla struttura sociale che è protetta dallo stato e che abbiamo bisogno di un cambiamento completo, della rivoluzione.

Reckha mi ha anche raccontato che in Nepal esiste un esteso traffico di donne. Ogni anno da 5000 a 7000 donne tra i 10 e 18 anni vengono "esportate" in India e poi forzate a prostituirsi. Queste giovani donne vengono letteralmente vendute per il prezzo di mucche e capre dai loro stessi padri, fratelli e zii. A volte vengono ingannate con la promessa di un "buon lavoro". La stima del numero di ragazze che lavorano in India come prostitute ondeggia tra le 40.000 e le 200.000. E le donne nepalesi vengono anche rapite e portate nelle nazioni nell’area del golfo per lavorare nei bordelli. Ogni anno, centinaia di donne ritornano in Nepal dopo essere state forzare a prostituirsi in altre nazioni e molte di loro ritornano affette da virus HIV.

Matrimoni prematuri, gravidanze premature e multiple pesano sulla salute mentale e fisica delle donne. E ci sono molte pressioni su una donna perché faccia figli maschi che possano ereditare la proprietà della famiglia anche se questo è un danno per la loro salute. Infatti , il Nepal ha uno dei tassi di mortalità di madri più alti nel mondo, 875 ogni 100.000. Inoltre le donne che non fanno figli maschi sono frequentemente abbandonate, subiscono l’ostracismo sociale, o i loro mariti prendono una seconda moglie.

Le donne affrontano anche delle leggi contro l’aborto estremamente oppressive. Non è legale avere un aborto in Nepal, viene classificato come omicidio e viene punito dalla legge anche se la gravidanza è un rischio per la salute o la vita della donna o è il risultato di una violenza o di un incesto. Molte donne sono in prigione e subiscono lunghe condanne, anche di 20 anni per aver avuto un aborto. Queste severe leggi anti-aborto hanno anche causato l’aumento di aborti illegali che, come dicono le nuove statistiche in Nepal, incidono per più della metà sulle morti di madri nella campagna. Un articolo di giornale che ho letto parlava di un dottore che recentemente ha girato gli ospedali attraverso tutto il Nepal. Ha scoperto che un grandissimo numero di donne era in ospedale a causa di complicazioni legate ad aborti illegali. Nell’ospedale di maternità a Kathmandu, il 61% di complicazioni ginecologiche che aveva osservato erano legate agli aborti.

Nuove relazioni

Le relazioni quotidiane, anche quelle più semplici e ordinarie, stanno cambiando con la guerra popolare, specialmente quelle che riguardano la divisione del lavoro tra uomini e donne. Nella società feudale, le donne sono oppresse da leggi che le tengono in una posizione subordinata, si devono prendere cura dei figli, cucinare, devono lavare i vestiti, ecc., ma la rivoluzione ha iniziato a cambiare tutto questo. Per esempio, era molto comune quando viaggiavamo, per gli uomini delle squadre militari fare gran parte del lavoro di cucina. Ore di camminate ci facevano veramente crescere l’appetito e per me il pasto ha sempre anche un gusto particolare quando è cucinato da un uomo. Alcune volte arrivavamo in un villaggio e nuovamente, gli uomini tagliavano la legna da ardere e preparavano il pranzo. E quando ci sedevamo per mangiare essi servivano il cibo e lavavano i piatti dopo il termine. Alcune volte le donne nella squadra e le donne del villaggio si sedevano intorno facendo qualcos’altro mentre tutto questo si svolgeva. E visto che ho più volte osservato tutto questo, mi viene da pensare quanto sia usuale e radicata questa scena in Nepal.

Una compagna mi ha raccontato: "Ci sono stati molti cambiamenti nel pensiero della gente dall’inizio della guerra popolare. I padri ed i fratelli sono ora coinvolti in faccende come cucinare, prendere l’acqua, lavare i piatti. Ci sono anche cambiamenti nel modo di pensare delle donne, prima non era loro permesso fare cose come il tetto delle case o arare i campi, ma adesso che la guerra popolare sta avanzando, è facile per loro poterlo fare. Prima le donne non facevano cesti e stuoie, dovevano seguire le tradizioni. Le donne venivano abituate a pensare che non erano brave abbastanza per fare queste cose. Quando abbiamo osato fare questo lavoro è stato facile. Così se osiamo possiamo fare tutto, non ci deve essere distinzione tra un uomo e una donna.

Ci sono sono stati due importanti cambiamenti (riguardo al ruolo delle donne), sul piano ideologico e pratico:" Ci sono anche due cose che hanno portato le donne a fare il lavoro degli uomini. Per prima cosa c'è il fatto che molti uomini sono stati costretti ad andare in clandestinità e quindi sono rimaste le donne ad arare i campi, fare i tetti e altri lavori "da uomini". Per esempio nel villaggio di mio fratello tutti gli uomini dovettero andarsene a causa della polizia. La polizia fece irruzione e saccheggiò cose come cibo, grano, e ghee (burro da cucina). Così le donne iniziarono ad arare il terreno e fare i tetti delle case. La seconda cosa è che le donne sono diventate ideologicamente convinte a della necessità di fare anche loro il lavoro "da uomini". Prima dell’inizio della guerra popolare poche donne osavano fare lavori da uomini, ma dopo l’inizio non c’è alcun lavoro che le donne non osino fare. Oggi anche agli spetta fare ogni tipo di lavoro di donna e sono consapevoli di questo. Prima dell’inizio della guerra popolare gli uomini non pensavano in questo modo, ma poi con l’inizio stanno cambiando ideologicamente ".

Ho anche notato altri modi in cui la guerra popolare sta cambiando le relazioni tra uomini e donne. Per esempio una delle cose che mi è piaciuta nel mio viaggio con l’esercito popolare è vedere il modo realmente rilassato con il quale donne e uomini vivono insieme l’uno con l’altro. Non c’è "tensione sessuale" e mi sono sempre sentita molto bene. Alcune volte ci siamo trovati in una situazione, come ad es. in una stalla, o sul pavimento di una casa di contadini, dove tutti abbiamo dormito insieme, come sardine in una scatola, ma non mi sono mai sentita in imbarazzo in queste situazioni, perché sapevo che i guerriglieri e i membri del partito con i quali viaggiavo guardavano alle compagne come dei partner uguali nella lotta rivoluzionaria, non come degli oggetti sessuali.

In tutte le zone di guerriglia che visito sembra che le donne abbiano la responsabilità principale per la cura dei figli, ma questo adesso sta lentamente cambiando. Ho incontrato molte compagne con dei bambini, ma c'era anche diversa gente attorno a questi bambini, nella "comunità rivoluzionaria" ciascuno è considerato uno zio o una zia per i bambini. Non esiste ancora una cura collettiva organizzata per i bambini, ma molti compagni mi hanno raccontato che stanno pensando a come poterla organizzare, questo dovrebbe veramente consentire alle donne di svolgere un più grande ruolo rivoluzionario. Penso che quando la rivoluzione avanzerà e saranno formate le aree- base sarà più facile organizzare e mantenere delle cose come gli asili collettivi. In questo momento molte donne rivoluzionarie a tempo pieno devono ancora prendere con sé i bambini più piccoli ovunque vadano. Lo fannosino a quando il bambino è più piccolo, poi quando cresce loro trovano un parente o qualcuno che lo accudisca.

Impugnando il fucile

La guerra popolare offre anche a molte donne la possibilità di uscire da una situazione oppressiva, in cui non possono andare a scuola, sono costrette a subire dei matrimoni combinati e devono aspettarsi di passare il resto della loro vita a dedicarsi ai mariti, alle suocere, ai figli. La guerra popolare ha dato una nuova vita a donne che erano state abbandonate dai loro mariti, che venivano disprezzate socialmente perché violentate, o a donne la cui famiglia non è stata in grado di pagare una dote perché potessero sposarsi. Le donne rivoluzionarie che ho incontrato percepiscono che l'attuale governo reazionario non darà loro niente e non farà nulla contro l’ineguaglianza che le donne devono fronteggiare. Sono attratte dalla concezione rivoluzionaria di una società in cui le donne possano partecipare egualmente a tutti gli aspetti della vita, nella lotta per la rivoluzione e per la trasformazione del mondo.

Una donna a Rukum mi ha raccontato "Ci sono molte ragioni per le quali sono diventata una rivoluzionaria. La prima è l’ineguaglianza tra figli e figlie in termini di proprietà, le figlie non hanno diritti di proprietà e non hanno nemmeno altri diritti. Le donne sono trascurate rispetto agli uomini dai genitori, dai mariti e dagli altri membri della famiglia. Le donne Nepalesi sono oppresse dal sistema feudale e alcune di loro vanno in India per diventare prostitute. Quest’oppressione delle donne è la principale ragione per la quale mi sono convinta a diventare una rivoluzionaria".

Ho anche sentito di molte storie relative agli ostacoli che le donne sono state costrette ad affrontare quando hanno voluto aderire alla rivoluzione.

Una dirigente dell’organizzazione delle donne rivoluzionarie mi ha raccontato: "Il fratello di mio padre era il capo della nostra casa e all’inizio non voleva darmi il permesso di aderire all’organizzazione delle donne. Mi sono ribellata e per sei mesi ho vissuto altrove. Quando sono tornata i membri della mia famiglia non mi volevano accettare a causa di quello che avevo fatto. L’organizzazione delle donne, compresa me, andò da mio zio e cercò di convincerlo, parlandogli dei diritti delle donne e lo facemmo per molte volte. Egli non parlò contro l’organizzazione delle donne, ma continuò a non darmi la possibilità di parteciparvi. Voleva che io rimanessi a casa a fare i lavori domestici". Un’altra donna a Rolpa mi disse: "Quando ero giovane la mia famiglia mi combinò un matrimonio. Andai a vivere nella casa della famiglia di mio marito quando avevo 15 anni e vi vissi otto anni. Mio marito era uno o due anni più giovane di me, ma dopo due anni fu mandato in India a lavorare e non tornò più. Andai con mio fratello in India per cercare di trovarlo e lo riportammo a casa, ma poi, dopo un mese, tornò in India e non tornò più. Ora ho 27 anni. Due anni fa ho lasciato la casa del mio primo marito e ho sposato il mio secondo marito, un matrimonio d’amore, non combinato. Quando ci sposammo era un membro di una squadra, ora è un membro di un plotone. Nel periodo della guerra è facile non avere figli, specialmente per quelli a tempo pieno. E anche dopo la rivoluzione è meglio avere meno bambini che averne tanti."

A Rukum ho parlato con la dirigente del comitato di distretto dell’organizzazione delle donne. È un membro del comitato di distretto del partito e suo marito è stato in prigione durante gli ultimi due anni. Mi ha raccontato: "Dopo l’inizio moltissime donne sono state coinvolte nella lotta armata, in gruppi di volontari, milizie e squadre. In questa zona ci sono otto milizie di donne con cinque o sette membri e ci sono anche donne in milizie costituite sia da uomini che donne. Le donne sono coinvolte nei differenti livelli del partito, fino ai membri del comitato di distretto del partito. Nell’intero distretto ci sono circa 500 comitati locali di organizzazioni di donne, otto comitati di zona e un comitato di distretto. E sono tutti attivi nel fronte unito rivoluzionario."

L’esercito popolare ha sviluppato la politica che per ciascuna squadra di guerriglia (che consiste di nove o undici membri) devono essere reclutate almeno due donne. Le guerrigliere lavorano come combattenti, fanno propaganda e coltivano la terra. Le donne che non sono coinvolte direttamente nella lotta armata lavorano come organizzatrici, fanno propaganda, sono attiviste culturali, e infermiere, organizzano la logistica, spiano il nemico, procurano rifugi per i quadri del partito ed i guerriglieri e visitano le famiglie dei martiri e coloro che sono in prigione.
 
 


Indice
INTRODUZIONE
SITI SULLA RIVOLUZIONE NEPALESE E SUL PARTITO COMUNISTA DEL NEPAL (Maoista)
Nepal: la lotta delle donne per la
Part 2: Villages of Resistence
Le ragioni economico-politiche della guerra popolare in Nepal
NEPAL: CRONISTORIA DELLE TAPPE